Aleksander Bassin – Artita 2011

 

UN VIATICO PER LA COLONIA PITTORICA

L’Artita, che quest’anno celebra ormai un decennio di vita, ed unisce artisti provenienti da ben sette spazi culturali, ha naturalmente superato da tempo il tradizionale ed a Pirano originale incontro giornaliero dell’ex-tempore, per assurgere ad un livello superiore di mutuo dialogo, impostato tra l’artista e l’ambiente, che gli è nuovo, »pregno« dell’intimismo della cordialità e della colorazione marittima da un lato, e tra i singoli partecipanti, che recano le proprie estensioni spirituali dall’altro. Sino a che punto è possibile e valido superare nell’ambito di un incontro lavorativo di alcuni giorni il ritiro convenzionale nell’intimità creativa? A questa domanda, sono fermamente convinto, sapranno fornire risposta gli artisti stessi. Desideriamo semplicemente che le onseguenze del dialogo impostato a diversi livelli possibili ed impossibili si riflettano con una nota positiva, che si confronti anche oggi all’unificata e globalizzata indeterminatezza dello spirito, ed all’anemia impersonale.

Essendo l’incontro di quest’anno giubilare vale la pena di andare con i ricordi sino a quel 2002 in cui tutto ebbe inizio. Non soltanto per il numero degli artisti invitati, che ad oggi ha superato il centinaio, bensì per la specificità dell’ambiente locale, ancor sensibile all’antico ed all’autoctono, ed al contempo volto al futuro e permeabile all’arte, nel quale la colonia si svolge. Artita è un laboratorio che dall’iniziativa, propria solamente degli artisti sloveni, si è aperto subito all’ambiente italiano, a quello austriaco ed a quello dei Paesi dell’ex-Jugoslavia, è una colonia, i cui inviti hanno avuto sempre un riscontro positivo anche presso nomi famosi, a prescindere dalle differenze generazionali, ed in particolare presso i pittori, ed anche presso gli scultori ed i fotografi; è infine una
colonia che invita artisti a prescindere dalle correnti stilistiche, ed alla quale sia gli artisti maturi sia quelli romettenti aumentano costantemente la qualità espressiva.

Forse è infine opportuno porsi la domanda sullo scopo di questi incontri aperti di lavoro tra artisti provenienti da diversi spazi culturali. Il loro dialogo artistico, genuino perché si fonda sulla loro personalità artistica ormai consolidata, saprà ascoltare al contempo, aprirsi all’esterno, sia agli altri artisti, sia alla critica e dal pubblico più ampio? Reputo che proprio questo periodo che stiamo vivendo sia quello giusto per affrontare con successo un dialogo così impostato. Quindi la risposta alla domanda è SI, maiuscolo.

Aleksander Bassin
consulente museale

 

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